How're you doing out there tonight?

come state stanotte là fuori?
venerdì, 16 maggio 2008

Luis, Jackmo, il singhiozzo e le chiacchiere notturne.

Grande serata ieri sera, al Foolyk, locale di musica zona Nuovo Salario a Roma. Il mio amico Luis ha fatto davvero una ottima performance, dimostrando di essere un cantautore originale e di livello. Scommetto che farà strada. Cazzo, deve fare strada!!! se non la fa la sua poetica così originale e densa, ironica e tagliente, chi la può fare??

Il suo pezzo "il singhiozzo" a mio parere può già essere un hit da classifica: un po' gaber, un po' Cristicchi, ma anche un tocco di Rino Gaetano, e la tradizione dela cantutorato italiano. Ha talento Luigi Mariano, e ha messo su un pezzo che ha in sè il germe della genialità. Bravo Luis!!

La serata è terminata tardi..tardi per essere un giovedì che precede un venerdì di lavoro..andare a dormire dopo le 2 sapendo che la sveglia suonerà alle 7 è un'esperienza da sconsigliare. Ma davvero ne è valsa la pena. Grande Luis, grande Donnigio e poi ho incontrato a sorpresa Sebastiano "almostblues" Gulisano, amico di blog, anche lui tra il pubblico al Foolyk. Beh, incontrare un amico di blog, quindi una persona che fino a ieri hai soltanto associato alla sua pagina di splinder è stato stupefacente!! Per me Giuliano era le sue parole, i suoi post di gran spessore e poi il suo avatar...l'ho riconosciuto perchè mi ricordavo la sua foto avatar!! Poi alla fine si era in chiusura e c'ho scambiato due parole, però m'ha fatto uno strano effetto!

Quindi i blog bros esistono davvero!! adesso aspetto di incontrare la Inqui, Bibby, LittleClara, Zoost, Country...prima o poi succederà. In ogni caso Luis m'ha raccontato che ieri sera mentre io tornavo a casa, lui almostblues e Donnigio hanno chiacchierato, di musica, di politica e di donne... fino alle 3 di notte. Ecco, un po' mi mancano le chiacchiere notturne con gli amici, quelle dei tempi del liceo e dell'Università...quando si faceva l'alba con qualche bottiglia di vino o una cassa di birra, e ci si raccontava nello spazio dilatato della notte, e poi magari sembrava che non ci si dicesse niente di che, e invece era tutto importante. Beh, non che adesso non sia più possibile, ma mi capita sempre più di rado...vabbè, ci devo aprire un post a parte su questa cosa.

Infine..squilli di trombe e rullo di tamburo!!! I Lousiana Doctors sono in giubilo e tripudio!!

Savato scorso, 10 Maggio è arrivato il piccolo Giacomo "Jackmo" figlio di Stefano, il pianista dei Doctors e di Simona..ma soprattutto grandissimo figlio della Lousiana!! questo piccoletto di 3 chili e ottocento, e 56 centimetri di altezza, sarà la nostra mascotte: è già il nostro idolo e un personaggio niente male!

See you on the road, my blog bros and sisters!!!!!!

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sabato, 10 maggio 2008

Un' auto vecchia torna da Scilla a Torino

UN' AUTO TARGATA TO

Un' auto vecchia torna
da Scilla a Torino,
dentro ci sono dieci occhi
ed uno stesso destino

Il bambino ha una palla
ed aspetta in cortile
con in mezzo poco sole,
poco solo di aprile

Il ragazzo,
inferriate e catene,
ha vent' anni:
son vent' anni di pene!

La ragazza,
venduta per ore,
nella campagna
butta sangue e sudore

La madre è una forma disfatta,
sopra gli occhi ha i capelli di latta.
Il padre è uno schedato, spiato,
se si avventa sull' asfalto è inchiodato.
Il paesaggio è un' Italia sventrata
dalle ruspe che l' hanno divorata.

Arrivano nel ghetto,
ammuffito, spaccato,
contano i sassi
dentro il filo spinato.

Questo luogo del cielo è chiamato Torino,
lunghi e grandi viali, splendidi monti di neve
sul cristallo verde del Valentino,
illuminate tutte le sponde del Po.
Mattoni su mattoni,
sono condannati i terroni
a costruire per gli altri
appartamenti da cinquanta milioni

 

Ho ascoltato questa canzone per la prima volta quando avevo 14, 15 anni su un cassetta che qualcuno aveva prestato a mio fratello. Da allora, ogni volta che sento parlare di Torino penso a quest'auto targata TO..che arriva dalla Calabria, carica di figli del sud emigrati nel nord delle fabbriche, della speranza. Si, la canzone è molto "anni '70" e ci giurerei quell'auto è un'alfasud, o una 127..eppure c'è qualcosa nel piccolo romanzo di 3 minuti che è questo pezzo, un qualcosa senza tempo..la madre disfatta, appesa ad un ricordo straziante, il padre col senso di colpa che lo tortura e il dovere di dover tirare su i propri figli, i propri giorni disgraziati, all'ombra di un errore, di un debito, del debito di una vita. La figlia "venduta per ore" è il meridione abbandonato che prova a riprendersi un briciolo di futuro vendendo a poco prezzo la propria dignità, e poi il figlio di vent'anni, già condannato, già deluso.

Eppure dopo le campane, dopo la periferia ammuffita e spaccata (cazzo, "spaccato" è l'irreparabile, è l'italia sventrata, è un'immagine definitiva, sputata in faccia), dopo la trincea da filo spinato, eccola...Torino, coi suoi lunghi e larghi viali, con i monti che la sovrastano, la proteggono la scrutano e però non la soffocano, il verde del Valentino e le luci che illuminano tutte le sponde del suo cuore, del suo fiume. E mentre le campane provano a suonare a festa, eccoli, i figli dei bassifondi, con gli occhi lucidi e il cuore a pezzi, a mettere su, mattone su mattone, una vita amara, la vita che ti sfugge. E tu che fuggi alla vita. Questo luogo del cielo è chiamato Torino...

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domenica, 04 maggio 2008

Sunday Matilda

..domenica, ora di pranzo..ultimamente ho notato che la domenica è il mio giorno dedicato al blog e ai miei blog brothers...non so se è un buon segno, perchè significa che durante la settimana sono molto impegnato...

ora, premete play, prima di continuare a leggere..

 

..è da qualche giorno che mi sveglio con questa canzone di Tom Waits in testa, beh, lo so non è allegrissima, però come dice Isa, certe volte quello che penso o che sento lo posso dire solo con la voce del buon vecchio zio Tom. E' stata una settimana quasi normale, prima l'elezione del nuovo sindaco di Roma, la città in cui vivo, e devo dire che la vittoria di Alemanno non mi ha sorpreso troppo..tra lui e Rutelli non so davvero chi fosse peggio... Poi solite cose, le prove con la band (ancora senza il nostro pianista Stefano "John Jack" , che a ore dovrebbe diventare padre, e questo i medici lo dicono da due settimane!!!..ci siamo quasi, eh...), il lavoro senza le mie due compagnette Sarita e Moira, alle prese con le loro complicate vite fuori dall'ufficio, il primo maggio il pranzo dei lavoratori a casa di Gianluca con gli altri Doctors...Fabio che con il suo buonumore ti mette allegria, aspetta la macchina nuova da due mesi, e anche a lui dicono "si, si..sta arrivando...", saranno mica amici dei medici che seguono Simona, la ragazza di Stefano?!, Gianluca, che ho scoperto essere di destra, ma sa a memoria tutta La locomotiva di Guccini, e questa è cosa buona e giusta!!..e poi Silver con la moglie Lucia, e qui va detto Silver è spassoso a prescindere, fa ridere come dire?, suo malgrado!!...quando gli dici che "mi piacerebbe vedere un concerto di Mick Taylor" e lui annuisce, e dice "si, si.." e poi dopo 5 minuti ti viene a dire "ah, ma sai chi deve venire a Roma?! Mick Taylor!" e tu capisci che non è facile capire quando Silver c'è o sta "fuori". Poi imbraccia il rubboard, e inforca i due cucchiai coi quali lo suona e capisci che, si, adesso c'è. Week end senza la mia Jersey Girl che è tornata in Sardegna a prendere il sole...mi manca e mi mancano i suoi Alieni Pazzeschi.  Adesso vado a correre al parco di Villa Pamphili..che la vita vi sorrida e il vento vi accarezzi un poco i capelli.

Un mio amico mi ha invitato il prox settimana ad un week end musicale organizzato a Pisa, dedicato all'uomo del New Jersey, dove ci saranno un po' di band e musicanti vari.. che dite, si va?

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domenica, 27 aprile 2008

Questo luogo del cielo è chiamato Torino.

torino..a parte l'assenza dal mio blog e da quelli degli altri miei blog brothers..in questi giorni mi sono assentato più in generale. Era da un po' che non mi concedevo qualche giorno lontano da Roma, e dalle cose che la mia vita di solito mi propone. Quindi sono stato a Torino con la mia jersey girl a trovare il mio amico Cesare e la sua bella compagna di vita, Silvia: che coppia quei due, potrebbero farci una sit com, neanche troppo politically correct. Con le avventure del mio amico Cesare ci potrei riempire le introduzioni parlate alle canzoni di un intero concerto!  Ultimamente lei ci ha raccontato che lui, nei giorni festivi o nei fine settimana si alza la mattina sempre troppo presto...soprattutto troppo presto per lei che invece vuol stare a riposare ancora un po', dopo una lunga settimana da lavoro. Cesare, che non riesce a dormire troppe ore, e che in generale non ama stare a letto fino a tardi, dunque si alza dal letto prestino, alle 7/7 e mezza ( ma a volte anche alle 6...lui dice "Ormai sono sveglio...") e vaga per la casa, emettendo dei profondi sospiri che nella loro nuova casa si sentono dalla cucina fino alla camera da letto. Potete capire la gioia di Silvia alla quale questi sospiri mettono, come dire, una certa "ansia"...Poi, essendo la casa nuova, è normale che ci siano ancora tante cose che si devono aggiustare, comprare, sistemare..e il buon Cesare, sempre nelle prime ore del mattino, e sempre mentre la Silvia vorrebbe riposare..si lascia andare a voce alta a qualche commento del tipo "In questa casa ci sono un sacco di cose da fare.." seguito da uno o due bei sospiri.. Lei chiaramente, a quel punto, beh...è ormai sveglia, con qualche maledizione sulla putna della lingua!! Insomma sono uno spasso!!

Comunque, sono stato a Torino a non sentire Grillo, che per il vaffa 2 day aveva scelto proprio la città della Mole per il suo intervento, e un po' mi è dispiaciuto non andare a vederlo..però i miei amici e pure Paola non erano troppo entusiasti e quindi abbiamo seguito altri programmi..Quel pomeriggio infatti visita alla Basilica di Superga e omaggio alla lapide che commemora il Grande Torino, che lì perdette la vita ma non la gloria. Chiaramente mega passeggiatona per le strade del centro e per le sue belle piazze, da Piazza Castello a Piazza San Carlo, e lungo il Valentino costeggiando il Po, fino al Borgo medoevale. Consigliatissima la visita alla Reggia di Venaria riaperta al pubblico dopo il restauro da pochi mesi e per concludere salita su ascensore "trasparente" sopra la Mole ad ammirare la veduta della città, circondata dalle Alpi innevate che la circondano, con visita al Museo Nazionale del Cinema ospitato all'interno del monumento. Ma Torino, per me, da sempre è legata doppio filo ad una canzone di Lucio Dalla, che ascoltavo quando avevo 13, 14 anni..e ogni volta che la vedo e ne sento parlare, penso sempre a quella canzone. Ma ve ne parlerò nel prossimo post.

Anyway...sono stati anche 4 giorni lontano da internet, e quindi mi viene da chiederli, chissà come stanno gli altri: Luis Mariano Mariani avrà passato il concorso a Bari? Donnigio avrà trovato casa? Bibby avrà capito cos'è che non va nel profondo Nord che vota Lega e soprattutto avrà postato il suo commento sulle prime serie dei play off NBA? e Davidormi avrà avuto qualche nuovo incontro coi pornocricetini? e Little Clara ci proporrà un nuovo stralcio, una nuova scena, un nuovo film sul quale, magari scopro che mi sono sfuggite cento cose? e il Calligrafo Arianna avrà trovato il tempo di aggiornare il suo "misteriosissimo" blog? e riuscirò a rricordarmi il nuovo link del blog di Elly?e Robert sarà tornato scrivere e a deliziarci coi suoi racconti?e la Inqui avrà ricordato di quella volta che al Comunale di Torino prima di vedere Springsteen per il concerto di Amensty International ha dovuto aspettare almeno 6 ore di performance di altri artisti, tra i quali Baglioni? In più ho scoperto che da queste parti viene a trovarmi la mia amica Tania che, anche se non posta dei commenti, però mi legge e quindi ne approfitto per salutarla...ciao Tanyuska, un bacio, stay hard stay hungry, stay alive, mi raccomando!

Insomma, adesso mi faccio un giro e vedo un po' cos'è successo...in 4 giorni possono cambiare un sacco di cose..come state là fuori?

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domenica, 20 aprile 2008

Ciao Danny.

15175271

...ci voleva una lunga notte come questa per salutarti, amico Danny... Quando ieri mi è arrivata la notizia, sono rimasto incredulo, non ero preparato, anche se non si è mai pronti a dire addio ad un amico, ad un blood brother, e così per due giorni son rimasto indeciso su cosa scriverti, su come dirti addio. In tutti questi anni, quante volte, dai polverosi solchi di un vinile, dal lucido racconto di un cd, o dal macinare inarrestabile di un nastro su cassetta, centinaia di volte ho sentito Bruce chiamarti "on the organ, phantom Danny Federici", e ancora nelle sere più spensierate e infinite "now you see, now you don't..ora lo vedete, ora non più...phantom Danny Federici"! E centinaia di volte ho sentito il suono del tuo hammond aggiungere il tuo tassello, il tuo timbro, la tua sabbia alla sabbia del suono della E Street band. E mi son sempre chiesto cosa pensavi tu, quando in coda a Racing in the street lasciavi andare le dite, le mani, e gli occhi chiusi intrecciando note e stelle con il pianoforte di Roy Bittan..o ancora quando introducevi l'amaro saluto di Independence Day con un suono di organo che già sapeva di nostalgia e di un addio dopo appena quattro battute.

Mentre la notte se ne va e mi chiede ancora un ricordo, ho paura di pensare che con la tua partenza finisce la E Street band, non perchè la banda non ci sia più, o perchè nessuno possa sedersi al posto tuo...ma perchè la E Street band eravate tutti voi, dal primo fino all'ultimo, tutti insieme, ognuno con la sua anima, ognuno urgente e necessario.

Mi sforzo di non sembrare ridicolo o retorico se ti dico grazie, per tutto quello che mi hai fatto sognare, e per la tempra lucida e sottile che sul palco adesso mancherà a tutti noi. Grazie anche per aver lottato con coraggio e con dignità contro il male tremendo che ti ha portato via così presto, per lo sguardo terso e disarmante del tuo ultimo concerto a Indianapolis, quando forse in cuor tuo sapevi che sarebbe stata the last night. Sei stato grande, ancora una volta.

Può sembrare assurdo che ti saluti come un amico, visto che le nostre mani non si sono mai incrociate e i nostri bicchieri non si sono mai incrociati...eppure, in questa lunga notte, mentre l'orologio segna le 3.41 sento di aver perso qualcosa di prezioso e che da oggi in poi dovrò fare a meno delle tue prossime magie.

Mi resta la tua musica, umile e vigorosa in tutti i dischi della E Street band e in tutti i bootleg. per questo ti ringrazio di cuore.

Fai buon viaggio...

Mi mancherai, Danny.

large_danny

 

 

 

 

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mercoledì, 16 aprile 2008

Across the borderline

E' chiaro, mi fa male solo parlarne, Berlusc*ni di nuovo al governo, l'incubo si materializza di nuovo! Come disgusto personale, non avrei dubbio: centomilavolte meglio Veltroni...Ma questo Uolter non ci aveva convinto manco per niente. 
Ok, ancora una volta ero chiamato a scegliere per non scegliere: due anni fa ho sostenuto Prodi, e sono andato pure a votarlo alle primarie, insomma ci ho creduto, spinto dal terrore che lo psiconano vincesse ancora.
Berlusconi può fare molto male a questa italia, ma più di lui può il berlusconismo, questa piaga insita nella politica, nell'economia, nella morale del cittadino.
La domanda che mi sono fatto prima di decidere se non votare è stata: voglio rimandare di altri due anni l'avvento di una destra pericolosa e (s)fascista?
A che pro? per prolungare l'agonia?
Solo il fatto che uno come Berlusc*ni, che gestisce (non è neanche tanto importante come) 2/3 della comunicazione in Italia possa presentarsi alle elezioni, questo è un'anomalia grande come una casa. La prima cosa da fare andati al governo, la prima regola giusta, prima dell'economia, prima delle liberalizzazioni. perchè un paese democratico nasce e cresce su dal pensiero, da idee e regole il più giuste possibile.
Bene, la nostra sinistra si è ritrovata il grattacapo come avversario, come due anni fa, come 7 anni fa, come 12 anni fa...Non è riuscita neppure a provarci a sistemare la questione.
Scusate se non mi sono fidato. Se non si condividono le basi della democrazia, non si può condividere neppure un'idea di governo.
La botta sarà dura, lo so e non nego che in cuor mio speravo che alla fine vincesse Veltroni...spero solo che la gente comune e la stessa politica, rinsavisca, ma se non rinsavirà allora sarà stato giusto così. E se rinsavirà, forse a maggior ragione sarà stato, ahimè, meglio così... 

Mi spiace, credetemi, per chi ci credeva davvero nel Pd e in Veltroni ed è rimasto deluso da chi come me si è astenuto.

Mi viene in mente quello che ha detto il grandissimo Max Stefani..."Io avrei anche potuto votare per il Pd (tappandomi per l’ennesima volta il naso), ma la presenza di un nutrito gruppo di parlamentari dell’Opus Dei, di quei buffoni dei radicali, di un generale che definisce i gay dei malati, me lo ha impedito. Quando è troppo è troppo." 

E ancora di più mi spiace per chi è rimasto scottato dalla Sinistra fuori dal parlamento...ci sono rimasto male anche io, perchè da quella parte ho sempre visto rappresentati (più a parole, va detto..) molti dei miei valori. Ma non c'ho creduto, sarà una colpa, sarà una debolezza mia..ma ditemi, quasi due milioni di voti in meno, possono essere solo una debolezza dei (non) votanti?

La sinistra in 50 anni ha fatto tanto al di fuori del governo e anche della politica propriamente intesa:  nelle strade, nelle piazze, nei circoli, nei giornali, nel cinema e nella musica, nella cultura...E' su questo che credo si costruisca un paese diverso, non più attraverso i tromboni della politica. Questo la sinistra può ancora farlo. Costruire una coscienza civile. Ricominciare fuori dal parlamento, fuori dal Governo, nella vita vera.

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domenica, 13 aprile 2008

Non avevo mai visto il mattino finchè non sono rimasto sveglio tutta la notte...

"Scappate di casa e unitevi a un circo. Fatevi un tatuaggio. saltate su un treno, piantate un giardino e conservate i semi.
Sposatevi, fate un figlio. Allenatevi con lo scudiscio. Non mentite, non imbrogliate, non rubate.
Tutti devono dare il proprio contributo. impegnatevi ad armonizzare i diversi aspetti della vostra personalità. Ricordate, molte delle cose essenziali sono invisibili a occhio nudo.
La qualità del tempo che passate con una persona è molto più importante della quantità. Eppoi ci sono un mucchio di cose che potete fare con il wah wah e con un microfono bullet"
lo zio Tom
sasuke
Oggi dunque si vota. L'Italia prova a scegliere il suo destino, mentre i suoi figli più poveri il proprio destino non lo possono neppure immaginare e il futuro preferiscono non immaginarselo. Noi disillusi e un po'ingrati, la cerchiamo ancora tra le macerie la nostra cara vecchia Italia. E ci sembra impossibile che il paese di Dante e Fellini, di Pasolini e di Gaber, di Morricone e di Verdi, di Gassman e di Totò, di Troisi e di De Andrè, sia diventato il paese di Buona Domenica e di Porta a Porta. Portate pazienza, fratelli d'Italia..anzi, non portatene più, ribellatevi e lasciatevi respirare! Il consiglio dello zio Tom è sempre valido. Abbandonate le mura di casa, compratevi un paio di scarpe nuove, belle solide, con una suola robusta e resistente, e mettetevi in cammino.
Il primo circo che passa è quello buono, il primo treno che passa vi porterà a destinazione, dannatamente lontano o appena oltre il confine, non importa. Tatuatevi un cuore, un'ancora o due ali, toccate la terra umida con le vostre mani e portatela alla bocca. Respiratene il profumo e masticatene il sapore.
Fate una promessa, fate l'amore, crescete un figlio con la forza dei suoi occhi e della vostra voce. Non raccontategli balle ma inventatevi ogni notte la favola di un mondo diverso, migliore, che se non esiste allora bisognerebbe inventarselo.
Non ingannatelo e non rubategli i passi.
Tutti con gli occhi verso il prossimo orizzonte, e tutto l'orizzonte da cercare negli occhi di una lei, di un lui, a vostra scelta, a vostro buon cuore.
Scavate dentro la vostra anima, e cercate i vostri opposti, per farli ridere, per farli piangere per farli cantare e poi stringersi la mano, e perdersi nel prossimo abbraccio e nel prossimo ancora, e il prossimo ancora e il prossimo ancora...
E che un giorno con vostro padre sia più importante di una vita senza, e che l'amore di una vita sia dentro un bacio che dura un'ora o lo sguardo un secondo.
E poi compratevi un megafono e un vecchio microfono tutto rovinato che suona come quelle vecchie radio che non ricevono bene il segnalre, sdraiatevi a pancia in su e sputate tutta l'aria che avete nei polmoni, cantando una canzone senza tempo, senza misura, senza vergogna.
Ci sono un sacco di cose ancora da fare...
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venerdì, 04 aprile 2008

...hey oh, rock'n'roll, deliver me from nowhere...

Appena preso in edicola il Mucchio di Aprile, ho letto l'editoriale sul tram che mi riportava a casa e già m'è preso lo sconforto ed il sempre più frquente senso di nausea...Non me ne voglia il direttore Max Stefani se riporto uno stralcio del pezzo:

"Vi ricordate il referendum del 1993 che con il 90% dei voti disse no al finanziamento pubblcio dei partiti? Ebbene, sappiate che ogni lista politica becca 10 euro non per ogni voto ma per ogni elettore vivente, anche non votante. Anche se resta fuori dal Parlamento.  Non importa, basta superare l'1 per cento per accedere al montepremi. E per cinque anni è una pioggia infinita di soldi. Pensate, per dire, che l'Udeur (che aveva l'1,5 % di preferenze due anni fa) , il partito appena sciolto di Mastella, continuerà a incassare più di un milione di euro l'anno fino al 2011. pensate quanti soldi arrivano ai partiti maggiori e capirete anche perchè in queste elezioni ci sono ben undici candidati premier (e altrettanti partiti), più della metà dei quali senza alcuna speranza di approdare in Parlamento.

Ecco, è anche per questi motivi che non andrò a votare.

Poi tanto per gradire, conclude così:

E viene il magone a vedere la Spagna. La vittoria di Zapatero ha tolto il sorriso alla Chiesa  Cattolica, che nella penisola iberica si era schierata apertamente e con violenza contro. L'ala dura del cattolicesimo spagnolo ingoia amaro. E nulla  fa infuriare i clericali quanto il sorriso disarmante e sarcastico di Zapatero, quando annuncia  e ribadisce le sue misure di laicità. Semplicemente, il popolo spagnolo, credente o non credente, è laicamente più maturo dei suoi rappresentanti clericali."  (dal Mucchio di Aprile 2008)

I had the carburator baby, cleaned and checked..

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domenica, 30 marzo 2008

Contro il logorìo della vita moderna

"Gigi D'Alessio ha comprato un castello ad Anna Tatangelo. Il che dimostra che download pirata e vucumprà, tutti 'sti danni all'industria musicale non li fanno"

(..dal Mucchio di Marzo 2008)

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giovedì, 27 marzo 2008

Bolzaneto: la notte della democrazia.

per favore, davvero, leggetelo...o rileggetelo, se l'avete già letto.

(da Repubblica.it del 17 Marzo...)

CRONACA

Oggi la caserma non è più quella di allora: cancellati i "luoghi della vergogna"
Manganellate, minacce, umiliazioni: tutto ricostruito al processo da più di 300 testimoni

Le violenze impunite
del lager Bolzaneto


<B>Le violenze impunite<br>del lager Bolzaneto  </B>
di GIUSEPPE D'AVANZO
C'era anche un carabiniere "buono", quel giorno. Molti "prigionieri" lo ricordano. "Giovanissimo". Più o meno ventenne, forse "di leva". Altri l'hanno in mente con qualche anno in più. In tre giorni di "sospensione dei diritti umani", ci sono stati dunque al più due uomini compassionevoli a Bolzaneto, tra decine e decine di poliziotti, carabinieri, guardie di custodia, poliziotti carcerari, generali, ufficiali, vicequestori, medici e infermieri dell'amministrazione penitenziaria. Appena poteva, il carabiniere "buono" diceva ai "prigionieri" di abbassare le braccia, di levare la faccia dal muro, di sedersi. Distribuiva la bottiglia dell'acqua, se ne aveva una a disposizione. Il ristoro durava qualche minuto. Il primo ufficiale di passaggio sgridava con durezza il carabiniere tontolone e di buon cuore, e la tortura dei prigionieri riprendeva.

Tortura. Non è una formula impropria o sovrattono. Due anni di processo a Genova hanno documentato - contro i 45 imputati - che cosa è accaduto a Bolzaneto, nella caserma Nino Bixio del reparto mobile della polizia di Stato nei giorni del G8, tra venerdì 20 e domenica 22 luglio 2001, a 55 "fermati" e 252 arrestati. Uomini e donne. Vecchi e giovani. Ragazzi e ragazze. Un minorenne. Di ogni nazionalità e occupazione; spagnoli, greci, francesi, tedeschi, svizzeri, inglesi, neozelandesi, tre statunitensi, un lituano.

Studenti soprattutto e disoccupati, impiegati, operai, ma anche professionisti di ogni genere (un avvocato, un giornalista...). I pubblici ministeri Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati hanno detto, nella loro requisitoria, che "soltanto un criterio prudenziale" impedisce di parlare di tortura. Certo, "alla tortura si è andato molto vicini", ma l'accusa si è dovuta dichiarare impotente a tradurre in reato e pena le responsabilità che hanno documentato con la testimonianza delle 326 persone ascoltate in aula.

Il reato di tortura in Italia non c'è, non esiste. Il Parlamento non ha trovato mai il tempo - né avvertito il dovere in venti anni - di adeguare il nostro codice al diritto internazionale dei diritti umani, alla Convenzione dell'Onu contro la tortura, ratificata dal nostro Paese nel 1988. Esistono soltanto reatucci d'uso corrente da gettare in faccia agli imputati: l'abuso di ufficio, l'abuso di autorità contro arrestati o detenuti, la violenza privata. Pene dai sei mesi ai tre anni che ricadono nell'indulto (nessuna detenzione, quindi) e colpe che, tra dieci mesi (gennaio 2009), saranno prescritte (i tempi della prescrizione sono determinati con la pena prevista dal reato).

Come una goccia sul vetro, penosamente, le violenze di Bolzaneto scivoleranno via con una sostanziale impunità e, quel che è peggio, possono non lasciare né un segno visibile nel discorso pubblico né, contro i colpevoli, alcun provvedimento delle amministrazioni coinvolte in quella vergogna. Il vuoto legislativo consentirà a tutti di dimenticare che la tortura non è cosa "degli altri", di quelli che pensiamo essere "peggio di noi". Quel "buco" ci permetterà di trascurare che la tortura ci può appartenere. Che - per tre giorni - ci è già appartenuta.

Nella prima Magna Carta - 1225 - c'era scritto: "Nessun uomo libero sarà arrestato, imprigionato, spossessato della sua indipendenza, messo fuori legge, esiliato, molestato in qualsiasi modo e noi non metteremo mano su di lui se non in virtù di un giudizio dei suoi pari e secondo la legge del paese". Nella nostra Costituzione, 1947, all'articolo 13 si legge: "La libertà personale è inviolabile. È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizione di libertà"

La caserma di Bolzaneto oggi non è più quella di ieri. Con un'accorta gestione, si sono voluti cancellare i "luoghi della vergogna", modificarne anche gli spazi, aprire le porte alla città, alle autorità cittadine, civili, militari, religiose coltivando l'idea di farne un "Centro della Memoria" a ricordo delle vittime dei soprusi. C'è un campo da gioco nel cortile dove, disposti su due file, i "carcerieri" accompagnavano l'arrivo dei detenuti con sputi, insulti, ceffoni, calci, filastrocche come "Chi è lo Stato? La polizia! Chi è il capo? Mussolini!", cori di "Benvenuti ad Auschwitz".

Dov'era il famigerato "ufficio matricole" c'è ora una cappella inaugurata dal cardinale Tarcisio Bertone e nei corridoi, dove nel 2001 risuonavano grida come "Morte agli ebrei!", ha trovato posto una biblioteca intitolata a Giovanni Palatucci, ultimo questore di Fiume italiana, ucciso nel campo di concentramento di Dachau per aver salvato la vita a 5000 ebrei.

Quel giorno, era venerdì 20 luglio, l'ambiente è diverso e il clima di piombo. Dopo il cancello e l'ampio cortile, i prigionieri sono sospinti verso il corpo di fabbrica che ospita la palestra. Ci sono tre o quattro scalini e un corridoio centrale lungo cinquanta metri. È qui il garage Olimpo. Sul corridoio si aprono tre stanze, una sulla sinistra, due sulla destra, un solo bagno. Si è identificati e fotografati. Si è costretti a firmare un prestampato che attesta di non aver voluto chiamare la famiglia, avvertire un avvocato. O il consolato, se stranieri (agli stranieri non si offre la traduzione del testo).

A una donna, che protesta e non vuole firmare, è mostrata la foto dei figli. Le viene detto: "Allora, non li vuoi vedere tanto presto...". A un'altra che invoca i suoi diritti, le tagliano ciocche di capelli. Anche H. T. chiede l'avvocato. Minacciano di "tagliarle la gola". M. D. si ritrova di fronte un agente della sua città. Le parla in dialetto. Le chiede dove abita. Le dice: "Vengo a trovarti, sai". Poi, si è accompagnati in infermeria dove i medici devono accertare se i detenuti hanno o meno bisogno di cure ospedaliere. In un angolo si è, prima, perquisiti - gli oggetti strappati via a forza, gettati in terra - e denudati dopo. Nudi, si è costretti a fare delle flessioni "per accertare la presenza di oggetti nelle cavità".

Nessuno sa ancora dire quanti sono stati i "prigionieri" di quei tre giorni e i numeri che si raccolgono - 55 "fermati", 252 "arrestati" - sono approssimativi. Meno imprecisi i "tempi di permanenza nella struttura". Dodici ore in media per chi ha avuto la "fortuna" di entrarvi il venerdì. Sabato la prigionia "media" - prima del trasferimento nelle carceri di Alessandria, Pavia, Vercelli, Voghera - è durata venti ore. Diventate trentatré la domenica quando nella notte tra 1.30 e le 3.00 arrivano quelli della Diaz, contrassegnati all'ingresso nel cortile con un segno di pennarello rosso (o verde) sulla guancia.

È saltato fuori durante il processo che la polizia penitenziaria ha un gergo per definire le "posizioni vessatorie di stazionamento o di attesa". La "posizione del cigno" - in piedi, gambe divaricate, braccia alzate, faccia al muro - è inflitta nel cortile per ore, nel caldo di quei giorni, nell'attesa di poter entrare "alla matricola". Superati gli scalini dell'atrio, bisogna ancora attendere nelle celle e nella palestra con varianti della "posizione" peggiori, se possibile. In ginocchio contro il muro con i polsi ammanettati con laccetti dietro la schiena o nella "posizione della ballerina", in punta di piedi.

Nelle celle, tutti sono picchiati. Manganellate ai fianchi. Schiaffi alla testa. La testa spinta contro il muro. Tutti sono insultati: alle donne gridato "entro stasera vi scoperemo tutte"; agli uomini, "sei un gay o un comunista?" Altri sono stati costretti a latrare come cani o ragliare come asini; a urlare: "viva il duce", "viva la polizia penitenziaria". C'è chi viene picchiato con stracci bagnati; chi sui genitali con un salame, mentre steso sulla schiena è costretto a tenere le gambe aperte e in alto: G. ne ricaverà un "trauma testicolare". C'è chi subisce lo spruzzo del gas urticante-asfissiante. Chi patisce lo spappolamento della milza. A.

D. arriva nello stanzone con una frattura al piede. Non riesce a stare nella "posizione della ballerina". Lo picchiano con manganello. Gli fratturano le costole. Sviene. Quando ritorna in sé e si lamenta, lo minacciano "di rompergli anche l'altro piede". Poi, gli innaffiano il viso con gas urticante mentre gli gridano. "Comunista di merda". C'è chi ricorda un ragazzo poliomielitico che implora gli aguzzini di "non picchiarlo sulla gamba buona". I. M. T. lo arrestano alla Diaz. Gli viene messo in testa un berrettino con una falce e un pene al posto del martello. Ogni volta che prova a toglierselo, lo picchiano. B. B. è in piedi.

Gli sbattono la testa contro la grata della finestra. Lo denudano. Gli ordinano di fare dieci flessioni e intanto, mentre lo picchiano ancora, un carabiniere gli grida: "Ti piace il manganello, vuoi provarne uno?". S. D. lo percuotono "con strizzate ai testicoli e colpi ai piedi". A. F. viene schiacciata contro un muro. Le gridano: "Troia, devi fare pompini a tutti", "Ora vi portiamo nei furgoni e vi stupriamo tutte". S. P. viene condotto in un'altra stanza, deserta. Lo costringono a denudarsi. Lo mettono in posizione fetale e, da questa posizione, lo obbligano a fare una trentina di salti mentre due agenti della polizia penitenziaria lo schiaffeggiano. J. H. viene picchiato e insultato con sgambetti e sputi nel corridoio. Alla perquisizione, è costretto a spogliarsi nudo e "a sollevare il pene mostrandolo agli agenti seduti alla scrivania". J. S., lo ustionano con un accendino.

Ogni trasferimento ha la sua "posizione vessatoria di transito", con la testa schiacciata verso il basso, in alcuni casi con la pressione degli agenti sulla testa, o camminando curvi con le mani tese dietro la schiena. Il passaggio nel corridoio è un supplizio, una forca caudina. C'è un doppia fila di divise grigio-verdi e blu. Si viene percossi, minacciati.

In infermeria non va meglio. È in infermeria che avvengono le doppie perquisizioni, una della polizia di Stato, l'altra della polizia penitenziaria. I detenuti sono spogliati. Le donne sono costrette a restare a lungo nude dinanzi a cinque, sei agenti della polizia penitenziaria. Dinanzi a loro, sghignazzanti, si svolgono tutte le operazioni. Umilianti. Ricorda il pubblico ministero: "I piercing venivano rimossi in maniera brutale. Una ragazza è stata costretta a rimuovere il suo piercing vaginale con le mestruazioni dinanzi a quattro, cinque persone". Durante la visita si sprecano le battute offensive, le risate, gli scherni. P.

B., operaio di Brescia, lo minacciano di sodomizzazione. Durante la perquisizione gli trovano un preservativo. Gli dicono: "E che te ne fai, tanto i comunisti sono tutti froci". Poi un'agente donna gli si avvicina e gli dice: "È carino però, me lo farei". Le donne, in infermeria, sono costrette a restare nude per un tempo superiore al necessario e obbligate a girare su se stesse per tre o quattro volte. Il peggio avviene nell'unico bagno con cesso alla turca, trasformato in sala di tortura e terrore. La porta del cubicolo è aperta e i prigionieri devono sbrigare i bisogni dinanzi all'accompagnatore. Che sono spesso più d'uno e ne approfittano per "divertirsi" un po'.

Umiliano i malcapitati, le malcapitate. Alcune donne hanno bisogno di assorbenti. Per tutta risposta viene lanciata della carta da giornale appallottolata. M., una donna avanti con gli anni, strappa una maglietta, "arrangiandosi così". A. K. ha una mascella rotta. L'accompagnano in bagno. Mentre è accovacciata, la spingono in terra. E. P. viene percossa nel breve tragitto nel corridoio, dalla cella al bagno, dopo che le hanno chiesto "se è incinta". Nel bagno, la insultano ("troia", "puttana"), le schiacciano la testa nel cesso, le dicono: "Che bel culo che hai", "Ti piace il manganello".

Chi è nello stanzone osserva il ritorno di chi è stato in bagno. Tutti piangono, alcuni hanno ferite che prima non avevano. Molti rinunciano allora a chiedere di poter raggiungere il cesso. Se la fanno sotto, lì, nelle celle, nella palestra. Saranno però picchiati in infermeria perché "puzzano" dinanzi a medici che non muovono un'obiezione. Anche il medico che dirige le operazioni il venerdì è stato "strattonato e spinto".

Il giorno dopo, per farsi riconoscere, arriva con il pantalone della mimetica, la maglietta della polizia penitenziaria, la pistola nella cintura, gli anfibi ai piedi, guanti di pelle nera con cui farà poi il suo lavoro liquidando i prigionieri visitati con "questo è pronto per la gabbia". Nel suo lavoro, come gli altri, non indosserà mai il camice bianco. È il medico che organizza una personale collezione di "trofei" con gli oggetti strappati ai "prigionieri": monili, anelli, orecchini, "indumenti particolari". È il medico che deve curare L. K.

A L. K. hanno spruzzato sul viso del gas urticante. Vomita sangue. Sviene. Rinviene sul lettino con la maschera ad ossigeno. Stanno preparando un'iniezione. Chiede: "Che cos'è?". Il medico risponde: "Non ti fidi di me? E allora vai a morire in cella!". G. A. si stava facendo medicare al San Martino le ferite riportate in via Tolemaide quando lo trasferiscono a Bolzaneto. All'arrivo, lo picchiano contro un muretto. Gli agenti sono adrenalinici. Dicono che c'è un carabiniere morto. Un poliziotto gli prende allora la mano. Ne divarica le dita con due mani. Tira. Tira dai due lati. Gli spacca la mano in due "fino all'osso". G. A. sviene. Rinviene in infermeria. Un medico gli ricuce la mano senza anestesia. G. A. ha molto dolore. Chiede "qualcosa". Gli danno uno straccio da mordere. Il medico gli dice di non urlare.

Per i pubblici ministeri, "i medici erano consapevoli di quanto stava accadendo, erano in grado di valutare la gravità dei fatti e hanno omesso di intervenire pur potendolo fare, hanno permesso che quel trattamento inumano e degradante continuasse in infermeria".

Non c'è ancora un esito per questo processo (arriverà alla vigilia dell'estate). La sentenza definirà le responsabilità personali e le pene per chi sarà condannato. I fatti ricostruiti dal dibattimento, però, non sono più controversi. Sono accertati, documentati, provati. E raccontano che, per tre giorni, la nostra democrazia ha superato quella sempre sottile ma indistruttibile linea di confine che protegge la dignità della persona e i suoi diritti. È un'osservazione che già dovrebbe inquietare se non fosse che - ha ragione Marco Revelli a stupirsene - l'indifferenza dell'opinione pubblica, l'apatia del ceto politico, la noncuranza delle amministrazioni pubbliche che si sono macchiate di quei crimini appaiono, se possibile, ancora più minacciose delle torture di Bolzaneto.

Possono davvero dimenticare - le istituzioni dello Stato, chi le governa, chi ne è governato - che per settantadue ore, in una caserma diventata lager, il corpo e la "dimensione dell'umano" di 307 uomini e donne sono stati sequestrati, umiliati, violentati? Possiamo davvero far finta di niente e tirare avanti senza un fiato, come se i nostri vizi non fossero ciclici e non si ripetessero sempre "con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l'etica, con l'identica allergia alla coerenza"?

(17 marzo 2008)
postato da zirilli74 alle ore 19:38 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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Chi sono

Blogger: zirilli74
Nome: Antonello Cacciotto
Mi chiamo Antonello, ho 32 anni, sono nato a Settembre in Sardegna, a Nuoro. A 27 anni son venuto a vivere a Roma, dove abito adesso, nel quartiere di Monteverde. A 12 anni ho sentito per la prima volta The River ed è stata la folgorazione. A 13 anni ho imbracciato la mia prima chitarra, che tutt'ora non suono benissimo, ma..."ho imparato a farla parlare"! A 16 anni ho comprato la mia chitarra elettrica Telecaster e ho messo su la mia prima band, credo non avesse neppure un nome, della quale ero anche il cantante. Ho cominciato a scrivere le mie prime canzoni, con pochi accordi e alternando un inglese imparato a scuola e sui dischi con i primi testi in italiano. Ho suonato tanto, ma non si è mai suonato abbastanza, dal vivo in pubblico: da solo, con la sola chitarra, nelle piazze con Il Mucchio Selvaggio, lungo la costa con il mio amico pianista Giampaolo. Poi sono arrivato a Roma dalla mia Paola, dove ho fatto per un po' il folk singer "americano", con chitarra e armonica. Adesso suono con i Louisiana Doctors, la prima band italiana tributo a New Orleans e alla musica della Louisiana. Ho 32 anni e ancora tanta voglia di camminare.


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