How're you doing out there tonight?

come state stanotte là fuori?
domenica, 30 marzo 2008

Contro il logorìo della vita moderna

"Gigi D'Alessio ha comprato un castello ad Anna Tatangelo. Il che dimostra che download pirata e vucumprà, tutti 'sti danni all'industria musicale non li fanno"

(..dal Mucchio di Marzo 2008)

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giovedì, 27 marzo 2008

Bolzaneto: la notte della democrazia.

per favore, davvero, leggetelo...o rileggetelo, se l'avete già letto.

(da Repubblica.it del 17 Marzo...)

CRONACA

Oggi la caserma non è più quella di allora: cancellati i "luoghi della vergogna"
Manganellate, minacce, umiliazioni: tutto ricostruito al processo da più di 300 testimoni

Le violenze impunite
del lager Bolzaneto


<B>Le violenze impunite<br>del lager Bolzaneto  </B>
di GIUSEPPE D'AVANZO
C'era anche un carabiniere "buono", quel giorno. Molti "prigionieri" lo ricordano. "Giovanissimo". Più o meno ventenne, forse "di leva". Altri l'hanno in mente con qualche anno in più. In tre giorni di "sospensione dei diritti umani", ci sono stati dunque al più due uomini compassionevoli a Bolzaneto, tra decine e decine di poliziotti, carabinieri, guardie di custodia, poliziotti carcerari, generali, ufficiali, vicequestori, medici e infermieri dell'amministrazione penitenziaria. Appena poteva, il carabiniere "buono" diceva ai "prigionieri" di abbassare le braccia, di levare la faccia dal muro, di sedersi. Distribuiva la bottiglia dell'acqua, se ne aveva una a disposizione. Il ristoro durava qualche minuto. Il primo ufficiale di passaggio sgridava con durezza il carabiniere tontolone e di buon cuore, e la tortura dei prigionieri riprendeva.

Tortura. Non è una formula impropria o sovrattono. Due anni di processo a Genova hanno documentato - contro i 45 imputati - che cosa è accaduto a Bolzaneto, nella caserma Nino Bixio del reparto mobile della polizia di Stato nei giorni del G8, tra venerdì 20 e domenica 22 luglio 2001, a 55 "fermati" e 252 arrestati. Uomini e donne. Vecchi e giovani. Ragazzi e ragazze. Un minorenne. Di ogni nazionalità e occupazione; spagnoli, greci, francesi, tedeschi, svizzeri, inglesi, neozelandesi, tre statunitensi, un lituano.

Studenti soprattutto e disoccupati, impiegati, operai, ma anche professionisti di ogni genere (un avvocato, un giornalista...). I pubblici ministeri Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati hanno detto, nella loro requisitoria, che "soltanto un criterio prudenziale" impedisce di parlare di tortura. Certo, "alla tortura si è andato molto vicini", ma l'accusa si è dovuta dichiarare impotente a tradurre in reato e pena le responsabilità che hanno documentato con la testimonianza delle 326 persone ascoltate in aula.

Il reato di tortura in Italia non c'è, non esiste. Il Parlamento non ha trovato mai il tempo - né avvertito il dovere in venti anni - di adeguare il nostro codice al diritto internazionale dei diritti umani, alla Convenzione dell'Onu contro la tortura, ratificata dal nostro Paese nel 1988. Esistono soltanto reatucci d'uso corrente da gettare in faccia agli imputati: l'abuso di ufficio, l'abuso di autorità contro arrestati o detenuti, la violenza privata. Pene dai sei mesi ai tre anni che ricadono nell'indulto (nessuna detenzione, quindi) e colpe che, tra dieci mesi (gennaio 2009), saranno prescritte (i tempi della prescrizione sono determinati con la pena prevista dal reato).

Come una goccia sul vetro, penosamente, le violenze di Bolzaneto scivoleranno via con una sostanziale impunità e, quel che è peggio, possono non lasciare né un segno visibile nel discorso pubblico né, contro i colpevoli, alcun provvedimento delle amministrazioni coinvolte in quella vergogna. Il vuoto legislativo consentirà a tutti di dimenticare che la tortura non è cosa "degli altri", di quelli che pensiamo essere "peggio di noi". Quel "buco" ci permetterà di trascurare che la tortura ci può appartenere. Che - per tre giorni - ci è già appartenuta.

Nella prima Magna Carta - 1225 - c'era scritto: "Nessun uomo libero sarà arrestato, imprigionato, spossessato della sua indipendenza, messo fuori legge, esiliato, molestato in qualsiasi modo e noi non metteremo mano su di lui se non in virtù di un giudizio dei suoi pari e secondo la legge del paese". Nella nostra Costituzione, 1947, all'articolo 13 si legge: "La libertà personale è inviolabile. È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizione di libertà"

La caserma di Bolzaneto oggi non è più quella di ieri. Con un'accorta gestione, si sono voluti cancellare i "luoghi della vergogna", modificarne anche gli spazi, aprire le porte alla città, alle autorità cittadine, civili, militari, religiose coltivando l'idea di farne un "Centro della Memoria" a ricordo delle vittime dei soprusi. C'è un campo da gioco nel cortile dove, disposti su due file, i "carcerieri" accompagnavano l'arrivo dei detenuti con sputi, insulti, ceffoni, calci, filastrocche come "Chi è lo Stato? La polizia! Chi è il capo? Mussolini!", cori di "Benvenuti ad Auschwitz".

Dov'era il famigerato "ufficio matricole" c'è ora una cappella inaugurata dal cardinale Tarcisio Bertone e nei corridoi, dove nel 2001 risuonavano grida come "Morte agli ebrei!", ha trovato posto una biblioteca intitolata a Giovanni Palatucci, ultimo questore di Fiume italiana, ucciso nel campo di concentramento di Dachau per aver salvato la vita a 5000 ebrei.

Quel giorno, era venerdì 20 luglio, l'ambiente è diverso e il clima di piombo. Dopo il cancello e l'ampio cortile, i prigionieri sono sospinti verso il corpo di fabbrica che ospita la palestra. Ci sono tre o quattro scalini e un corridoio centrale lungo cinquanta metri. È qui il garage Olimpo. Sul corridoio si aprono tre stanze, una sulla sinistra, due sulla destra, un solo bagno. Si è identificati e fotografati. Si è costretti a firmare un prestampato che attesta di non aver voluto chiamare la famiglia, avvertire un avvocato. O il consolato, se stranieri (agli stranieri non si offre la traduzione del testo).

A una donna, che protesta e non vuole firmare, è mostrata la foto dei figli. Le viene detto: "Allora, non li vuoi vedere tanto presto...". A un'altra che invoca i suoi diritti, le tagliano ciocche di capelli. Anche H. T. chiede l'avvocato. Minacciano di "tagliarle la gola". M. D. si ritrova di fronte un agente della sua città. Le parla in dialetto. Le chiede dove abita. Le dice: "Vengo a trovarti, sai". Poi, si è accompagnati in infermeria dove i medici devono accertare se i detenuti hanno o meno bisogno di cure ospedaliere. In un angolo si è, prima, perquisiti - gli oggetti strappati via a forza, gettati in terra - e denudati dopo. Nudi, si è costretti a fare delle flessioni "per accertare la presenza di oggetti nelle cavità".

Nessuno sa ancora dire quanti sono stati i "prigionieri" di quei tre giorni e i numeri che si raccolgono - 55 "fermati", 252 "arrestati" - sono approssimativi. Meno imprecisi i "tempi di permanenza nella struttura". Dodici ore in media per chi ha avuto la "fortuna" di entrarvi il venerdì. Sabato la prigionia "media" - prima del trasferimento nelle carceri di Alessandria, Pavia, Vercelli, Voghera - è durata venti ore. Diventate trentatré la domenica quando nella notte tra 1.30 e le 3.00 arrivano quelli della Diaz, contrassegnati all'ingresso nel cortile con un segno di pennarello rosso (o verde) sulla guancia.

È saltato fuori durante il processo che la polizia penitenziaria ha un gergo per definire le "posizioni vessatorie di stazionamento o di attesa". La "posizione del cigno" - in piedi, gambe divaricate, braccia alzate, faccia al muro - è inflitta nel cortile per ore, nel caldo di quei giorni, nell'attesa di poter entrare "alla matricola". Superati gli scalini dell'atrio, bisogna ancora attendere nelle celle e nella palestra con varianti della "posizione" peggiori, se possibile. In ginocchio contro il muro con i polsi ammanettati con laccetti dietro la schiena o nella "posizione della ballerina", in punta di piedi.

Nelle celle, tutti sono picchiati. Manganellate ai fianchi. Schiaffi alla testa. La testa spinta contro il muro. Tutti sono insultati: alle donne gridato "entro stasera vi scoperemo tutte"; agli uomini, "sei un gay o un comunista?" Altri sono stati costretti a latrare come cani o ragliare come asini; a urlare: "viva il duce", "viva la polizia penitenziaria". C'è chi viene picchiato con stracci bagnati; chi sui genitali con un salame, mentre steso sulla schiena è costretto a tenere le gambe aperte e in alto: G. ne ricaverà un "trauma testicolare". C'è chi subisce lo spruzzo del gas urticante-asfissiante. Chi patisce lo spappolamento della milza. A.

D. arriva nello stanzone con una frattura al piede. Non riesce a stare nella "posizione della ballerina". Lo picchiano con manganello. Gli fratturano le costole. Sviene. Quando ritorna in sé e si lamenta, lo minacciano "di rompergli anche l'altro piede". Poi, gli innaffiano il viso con gas urticante mentre gli gridano. "Comunista di merda". C'è chi ricorda un ragazzo poliomielitico che implora gli aguzzini di "non picchiarlo sulla gamba buona". I. M. T. lo arrestano alla Diaz. Gli viene messo in testa un berrettino con una falce e un pene al posto del martello. Ogni volta che prova a toglierselo, lo picchiano. B. B. è in piedi.

Gli sbattono la testa contro la grata della finestra. Lo denudano. Gli ordinano di fare dieci flessioni e intanto, mentre lo picchiano ancora, un carabiniere gli grida: "Ti piace il manganello, vuoi provarne uno?". S. D. lo percuotono "con strizzate ai testicoli e colpi ai piedi". A. F. viene schiacciata contro un muro. Le gridano: "Troia, devi fare pompini a tutti", "Ora vi portiamo nei furgoni e vi stupriamo tutte". S. P. viene condotto in un'altra stanza, deserta. Lo costringono a denudarsi. Lo mettono in posizione fetale e, da questa posizione, lo obbligano a fare una trentina di salti mentre due agenti della polizia penitenziaria lo schiaffeggiano. J. H. viene picchiato e insultato con sgambetti e sputi nel corridoio. Alla perquisizione, è costretto a spogliarsi nudo e "a sollevare il pene mostrandolo agli agenti seduti alla scrivania". J. S., lo ustionano con un accendino.

Ogni trasferimento ha la sua "posizione vessatoria di transito", con la testa schiacciata verso il basso, in alcuni casi con la pressione degli agenti sulla testa, o camminando curvi con le mani tese dietro la schiena. Il passaggio nel corridoio è un supplizio, una forca caudina. C'è un doppia fila di divise grigio-verdi e blu. Si viene percossi, minacciati.

In infermeria non va meglio. È in infermeria che avvengono le doppie perquisizioni, una della polizia di Stato, l'altra della polizia penitenziaria. I detenuti sono spogliati. Le donne sono costrette a restare a lungo nude dinanzi a cinque, sei agenti della polizia penitenziaria. Dinanzi a loro, sghignazzanti, si svolgono tutte le operazioni. Umilianti. Ricorda il pubblico ministero: "I piercing venivano rimossi in maniera brutale. Una ragazza è stata costretta a rimuovere il suo piercing vaginale con le mestruazioni dinanzi a quattro, cinque persone". Durante la visita si sprecano le battute offensive, le risate, gli scherni. P.

B., operaio di Brescia, lo minacciano di sodomizzazione. Durante la perquisizione gli trovano un preservativo. Gli dicono: "E che te ne fai, tanto i comunisti sono tutti froci". Poi un'agente donna gli si avvicina e gli dice: "È carino però, me lo farei". Le donne, in infermeria, sono costrette a restare nude per un tempo superiore al necessario e obbligate a girare su se stesse per tre o quattro volte. Il peggio avviene nell'unico bagno con cesso alla turca, trasformato in sala di tortura e terrore. La porta del cubicolo è aperta e i prigionieri devono sbrigare i bisogni dinanzi all'accompagnatore. Che sono spesso più d'uno e ne approfittano per "divertirsi" un po'.

Umiliano i malcapitati, le malcapitate. Alcune donne hanno bisogno di assorbenti. Per tutta risposta viene lanciata della carta da giornale appallottolata. M., una donna avanti con gli anni, strappa una maglietta, "arrangiandosi così". A. K. ha una mascella rotta. L'accompagnano in bagno. Mentre è accovacciata, la spingono in terra. E. P. viene percossa nel breve tragitto nel corridoio, dalla cella al bagno, dopo che le hanno chiesto "se è incinta". Nel bagno, la insultano ("troia", "puttana"), le schiacciano la testa nel cesso, le dicono: "Che bel culo che hai", "Ti piace il manganello".

Chi è nello stanzone osserva il ritorno di chi è stato in bagno. Tutti piangono, alcuni hanno ferite che prima non avevano. Molti rinunciano allora a chiedere di poter raggiungere il cesso. Se la fanno sotto, lì, nelle celle, nella palestra. Saranno però picchiati in infermeria perché "puzzano" dinanzi a medici che non muovono un'obiezione. Anche il medico che dirige le operazioni il venerdì è stato "strattonato e spinto".

Il giorno dopo, per farsi riconoscere, arriva con il pantalone della mimetica, la maglietta della polizia penitenziaria, la pistola nella cintura, gli anfibi ai piedi, guanti di pelle nera con cui farà poi il suo lavoro liquidando i prigionieri visitati con "questo è pronto per la gabbia". Nel suo lavoro, come gli altri, non indosserà mai il camice bianco. È il medico che organizza una personale collezione di "trofei" con gli oggetti strappati ai "prigionieri": monili, anelli, orecchini, "indumenti particolari". È il medico che deve curare L. K.

A L. K. hanno spruzzato sul viso del gas urticante. Vomita sangue. Sviene. Rinviene sul lettino con la maschera ad ossigeno. Stanno preparando un'iniezione. Chiede: "Che cos'è?". Il medico risponde: "Non ti fidi di me? E allora vai a morire in cella!". G. A. si stava facendo medicare al San Martino le ferite riportate in via Tolemaide quando lo trasferiscono a Bolzaneto. All'arrivo, lo picchiano contro un muretto. Gli agenti sono adrenalinici. Dicono che c'è un carabiniere morto. Un poliziotto gli prende allora la mano. Ne divarica le dita con due mani. Tira. Tira dai due lati. Gli spacca la mano in due "fino all'osso". G. A. sviene. Rinviene in infermeria. Un medico gli ricuce la mano senza anestesia. G. A. ha molto dolore. Chiede "qualcosa". Gli danno uno straccio da mordere. Il medico gli dice di non urlare.

Per i pubblici ministeri, "i medici erano consapevoli di quanto stava accadendo, erano in grado di valutare la gravità dei fatti e hanno omesso di intervenire pur potendolo fare, hanno permesso che quel trattamento inumano e degradante continuasse in infermeria".

Non c'è ancora un esito per questo processo (arriverà alla vigilia dell'estate). La sentenza definirà le responsabilità personali e le pene per chi sarà condannato. I fatti ricostruiti dal dibattimento, però, non sono più controversi. Sono accertati, documentati, provati. E raccontano che, per tre giorni, la nostra democrazia ha superato quella sempre sottile ma indistruttibile linea di confine che protegge la dignità della persona e i suoi diritti. È un'osservazione che già dovrebbe inquietare se non fosse che - ha ragione Marco Revelli a stupirsene - l'indifferenza dell'opinione pubblica, l'apatia del ceto politico, la noncuranza delle amministrazioni pubbliche che si sono macchiate di quei crimini appaiono, se possibile, ancora più minacciose delle torture di Bolzaneto.

Possono davvero dimenticare - le istituzioni dello Stato, chi le governa, chi ne è governato - che per settantadue ore, in una caserma diventata lager, il corpo e la "dimensione dell'umano" di 307 uomini e donne sono stati sequestrati, umiliati, violentati? Possiamo davvero far finta di niente e tirare avanti senza un fiato, come se i nostri vizi non fossero ciclici e non si ripetessero sempre "con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l'etica, con l'identica allergia alla coerenza"?

(17 marzo 2008)
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mercoledì, 19 marzo 2008

Grilli per la testa.

Sono 3 giorni a casa, con una febbriciattola fastidiosa...a dire il vero, secondo me ce l'ho ancora, e se non ce l'ho allora ho qualcos'altro, perchè ho sempre la testa ovattata..Bah, insomma non sto benissimo,

Sabato pomeriggio sono andato in Piazza Navona alla presentazione delle liste dei Grilli Romani, le liste civiche proposte e supportate da Beppe Grillo. Sono arrivato in piazza verso le 18 e Grillo aveva già fatto il suo intervento, ma in realtà non ero lì solo (o tanto) per sentirlo ma volevo respirare un po' l'aria che tirava.."in piazza", capire se davvero c'è qualcuno che vuole veramente cambiare le cose e se le persone sentano davvero l'esigenza che le cose cambino completamente direzione. Inoltre era anche la scusa per vedere il mio amico Luis Mariano, ottimo cantautore e attento osservatore, da che lo conosco, delle sensazioni, delle vibrazioni della società e quindi della politica. Lui mi ha parlato dei suoi tanti amici e conoscenti ammaliati dal PD di Veltroni, e non si capacità dell'entusiasmo suscitato da quella che lui chiama la Nuova DC!  Io credo che al di là del fascino "mediatico" di Veltroni, che sicuramente fa la sua parte, giochi un ruolo decisivo un modo diffusissimo di fare "opinione" in Italia, quella che un noto politologo italiano definisce "per nemicos". Cioè: non è tanto importante avvalorare le proprie tesi, la propria personalità o il proprio rappresentante, quanto demolire la tesi, l'opinione al personalità dell'altro, del nemico appunto.  Nella politica italiana è facilissimo farlo da quando c'è Berluscon. Pur di non vederlo al Governo si voterebbe chiunque. Io che credo che il "berluconismo" (ma già gli sto dando troppa importanza..) sia la più grande sciagura degli ultimi 25 anni in Italia, credo che ogni tanto bisognerebbe vedere chi gli stiamo preferendo: Mastella, la Binetti?? ma in Italia il ragionamento "per nemicos"  è radicato nella società: io non tifo tanto per la mia squadra, quanto contro la tua, io nel mio lavoro non ottengo nulla perchè ci sei tu che ottieni tutto, io dalla vita traggo tutto il lecito e l'illecito possibile, perchè ci sono in giro troppi stronzi che lo fanno e quindi le cose così funzionano..

Bleaaaaaah!! cazzo, ragazzi, ci siamo dentro, in mezzo..non ne vogliamo uscire fuori, porca zozza!!!

Ma torniamo a piazza Navona...

...che dire, ho visto sul palco persone convinte e abbstanza convincenti, ma intorno troppo pochi i cittadini desiderosi, disposti a rischiare qualcosa del proprio, disposti per una volta a vedere le cose da un'altra prospettiva, liberandosi delle certezze che rassicurano, ma che stanno affondando il paese. Troppi che erano lì richiamati soltanto dalla prospettiva di uno "spettacolo gratutito di Beppe Grillo"...E si sa che il rischio che corre il Grillo nazionale sia di diventare per tanti, per troppi, un fenomeno da baraccone, e la gente che si indigna a sentirlo parlare poi torni a casa e ricominci la vita di sempre. Se qualcosa hanno proposto al Governo le liste Civiche in questi anni, non se li sono filati di striscio...Caro Bibby, hai ragione a dire che le cose bisogna farle cambiare, ma ho paura che la politica non possa più cambiare nulla. Autoreferenziale, supponente, presuntuosa, astrusa e astratta dalla realtà. Ci vogliono convincere che il cambiamento comincia da lì, ma secondo me non è più dalle urne che bisogna far partire il cambiamento. La sinistra in Italia ha fatto molto di più in tanti decenni "fuori dal governo" che non in pochi anni in cabina di pilotaggio. Parlo di una coscienza sociale, che non significa solo "aiutare chi sta peggio" e "uguaglianza sociale" ma anche aiutare noi stessi. Cercare di capire che i film belli non sono solo quelli che le major del cinema producono per farli vedere nelle loro multisala, che la musica non è solo quella che spara MTV o i grandi (ma ormai pure quelli piccoli..) network radiofonici, in base ad una strategia studiata nei dettagli. Chè dopo averci fatto sentire 100 volte al giorno l'ultimo pezzo dell'ultima pop star del momento, per forza ti entra in testa e dici "hey carino", e poi magari lo piazza in uno spot pubblicitario che ti dilanierà i coglioni per i prossimi 3  mesi, ma non un giorno di più. E lo stesso succede per i libri, per la televisione, che ci ha forgiato la testa e il corpo a sua immagine e somiglianza. Tutto questo la politica, non è solo che non vuole cambiarlo, ma non può farlo..perchè l'orchestra è diretta da qualcun altro. E a pensarci bene, ti affacci alla finestra confuso perchè non sai chi possa essere, poi vedi che in Italia ad esempio tutto si muove su immensi camion che a volte trasportano merci, e molto spesso, troppo spesso sono vuoti, e che quelle gomme per muoversi consumano un'esagerazione di più di quello che consumerebbe un treno...e allora scuoti la testa e capisci che non c'è più niente da capire.

Sono deluso. Sarebbe bello che la politica provasse a cambiare le cose e a salvare tutto il salvabile, tutti i salvabili. Io dal canto mio, sarà già tanto se avrò salvato me stesso.

 

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mercoledì, 12 marzo 2008

Stanotte. Là fuori.

DSCN1556Hey, come state là fuori?

Io mentre sono via dal mio blog intanto mi faccio un po' di domande...e cerco di capire dove sta andando questo pazzo pazzo mondo.

Tra poco tornano le elezioni, e questa volta mi chiamo fuori...mi son stufato di scegliere il meno peggio e ho deciso di smetterla di fidarmi. Il lavoro che faccio mi sta stretto..ultimamente ho perso molta della poca fiducia che mi è rimasta, e penso sempre più spesso che qualcuno si approfitti della mia disponibilità. La mamma della cara Floriana ci ha salutata ed è volata via, mi dispiace molto per lei e per la piccola Flo. Spero che abbia sempre la forza che avuto in tutti questi mesi. Le città sono sempre più inquinate e continuiamo a produrre rifiuti in quantità assurda, di questo passo ci seppelliremo da soli con la nostra stessa immondizia. Troppa gente che conosco parla, parla, ma poi alla fine che vita fa? Guara le offerte di Euronics e aspetta il fine settimana..hey ma dove cavolo sta andando questo fottutissimo mondo?

I Doctors aspettano che arrivi il piccolo Giacomo (Jackmo, o Jockmo per i brothers di New Orleans!) e intanto chiedono aria e musica ai palchi di qualunque terra e qualunque posto. Bruce ha ripreso il tour ancora dal Connecticut, poi nel Quebec a Monteal, poi l'Ontario, e adesso lo stato di New York, a Rochester ha fatto Rosalita mentre a Buffalo ha tirato fuori il Detroit Medley...è in forma il ragazzo del New Jersey. L'altra sera ho visto le track dal vivo del mio amico Mariano registrate al Festival per Gaber, grande Luigi...sul palco hai sempre più carisma, e Il singhiozzo ha un potenziale radiofonico niente male..La mia Jersey Girl ha studiato danza per 15 anni, e adesso è di quello che si occupa, e lo fa con una dedizione quasi commovente. Ora sta appresso alle tre Appassionanti...tre cantanti liriche prestate ad un progetto pop che hanno bisogno dei suoi consigli e delle sue lezioni per capire come muoversi sul palco. E' un progetto grosso e so che lei è all'altezza delal situazione. Quel gran genio del mio amcio pianista Giampaolo, ha trovato casa un po' fuori Roma, vive con una ragazza che direi proprio faccia per lui, e dice che quando torna a casa, finalmente si sente come in vacanza, sta bene, sta benone, e suona sempre da Dio...La mia amica Sarita è innamorata ed è un tesoro, questo è già tanto, è quasi tutto.. e Moiruccia invece c'ha un pancione fantastico, ed è già una mamma bellissima. Mia sorellina intanto mi ha detto che è rimasta molto colpita riascoltando le vecchie cose di Billy Joel che non sentiva da un pezzo, sorpresa da Neil Young che conosceva poco, e affascinata dalla magia di Jackson Browne e del suo Running on Empty...Beh, il mondo a volte va bene, si muove follemente e scriteriatamente, ma può essere allora che qualche sera imbrocchi la strada e la canzone giuste.

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sabato, 01 marzo 2008

Fonclea Night with Lousiana Doctors

Ciao a tutti...in extremis volevo ricordare a tutti che domani sera..stasera...insoma domenica 2 Marzo, coi Louisiana Doctors andiamo in scena al Fonclea, storico locale di Roma dove la musica dal vivo trova sempre un gran respiro...una notte con la musica di New Orleans e della Lousiana..vi aspetto...
Louisiana Doctors
Fonclea Night
  Domenica 2 Marzo 2008
DSCN1336 
Roma - Via Crescenzio 82/a
ore 21.30
aperto con cena dalle 19 alle 02 
INGRESSO LIBERO
prenotazioni per la cena: 066896302/066874999
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Chi sono

Blogger: zirilli74
Nome: Antonello Cacciotto
Mi chiamo Antonello, ho 34 anni, sono nato a Settembre in Sardegna, a Nuoro. A 27 anni son venuto a vivere a Roma, dove abito adesso, nel quartiere di Monteverde. A 12 anni ho sentito per la prima volta The River ed è stata la folgorazione. A 13 anni ho imbracciato la mia prima chitarra, che tutt'ora non suono benissimo, ma..."ho imparato a farla parlare"! A 16 anni ho comprato la mia chitarra elettrica Telecaster e ho messo su la mia prima band, credo non avesse neppure un nome, della quale ero anche il cantante. Ho cominciato a scrivere le mie prime canzoni, con pochi accordi e alternando un inglese imparato a scuola e sui dischi con i primi testi in italiano. Ho suonato tanto, ma non si è mai suonato abbastanza, dal vivo in pubblico: da solo, con la sola chitarra, nelle piazze con Il Mucchio Selvaggio, lungo la costa con il mio amico pianista Giampaolo. Poi sono arrivato a Roma dalla mia Paola, dove ho fatto per un po' il folk singer "americano", con chitarra e armonica. Adesso suono con i Louisiana Doctors, la prima band italiana tributo a New Orleans e alla musica della Louisiana. Ho 32 anni e ancora tanta voglia di camminare.


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